Frasi al vento.

Lascio che le cose mi portino altrove... Ma l' animale che mi porto dentro non mi fa vivere felice mai si prende tutto anche il caffè mi rende schiavo delle mie passioni Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni Meccanici i miei occhi di plastica il mio cuore meccanico il cervello sintetico il sapore meccaniche le dita di polvere lunare in un laboratorio il gene dell'amore Supercalifragilespiralitoso, Autofranitendimento
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domenica 24 aprile 2011

Rinascita

Non ce la faccio più a sentirmi sempre la cicciona fuori posto, l'essere sgraziato, ottuso e insulso che sono.

E mi vergogno da morire quando mi abbuffo di nascosto.
E mi vorrei solo nascondere ogni volta che incrocio il mio sguardo nello specchio.
E vorrei solo illudermi di essere altro rispetto a questo corpo che non sento mio ma che invece mi trascina ogni giorno più in basso.
E mi senza accorgermene ad invocare la malattia, a rimpiangere i lunghi digiuni, i giramenti di testa e quell'illusione di essere null'altro che aria.

Che crediate o meno, io oggi vi auguro una vera rinascita rispetto a tutta questa maledetta vita, che non è altro che morte.

domenica 10 aprile 2011

Parla Piano

Un mese.
No, non un mese, di più... un mese che è una vita intera.

Nascita, crescita e... morte.

Sto male ma non è il cibo a preoccuparmi.
Si, ok, non mangio per giorni interi.
Poi mi abbuffo, vomito e piango.
Poi digiungo.

Ok, ma non è questo.

E' che... sono ancora troppo fragile.
Il mondo mi precipita in testa e non ho nulla con cui farmi scudo.

Ad uccidermi sarà una parola cattiva,
a seppellirmi un'incomprensione.

Veniamo a noi...
lo so che non è questo il modo di gestire i rapporti, di rendere la giusta importanza a chi ha ogni volta la pazienza di leggermi, di ascoltarmi, di consigliarmi.

Lo so e... non riesco a farci niente.
Solo, scusate, se potete.

E a te che sparisci, riappari e pretendi.
A te che aggredisci, ferisci e ti senti ferito.
A te che parli tanto ma non ascolti mai.
A te che ho troppo ascoltato e con cui non non ho più la forza né la voglia di parlare.
A te che non lo saprai mai perché, in fondo, non c'è nulla da sapere,
nulla che non avresti potuto leggere nei miei occhi se solo ti fossi fermato un attimo a guardare.
A te che, lo so, non meriti più lacrime o dolore.

E a me, che nonostante te, sono ancora umana.

domenica 23 gennaio 2011

Il fallimento dei numeri primi

Ho paura
e non è da me.


Ossessioni su ossessioni,
anche la ricerca della felicità è potenzialmente fatale,
soprattutto nel suo essere costantemente infruttosa.


Perciò per un po' lascerò che sia la malattia con la sua piccola finta gioia a guidarmi.
Non è tempo di cercare un'equilibro reale, adesso.
Non è i momento di raccontarsi favole.
Dopo l'altra sera ho bisogno di una seppur sintetica serenità e l'unica cosa che può darmela ora è... beh, continuare a sbagliare. 
Perciò ben vengano i giramenti di testa, l'alimentazione inesistente e tutte le care vecchie abitudini. 
Bentornati cari fantasmi, forse non ve ne siete mai andati.


Per quante cose non è tempo,
per quante non ha mai smesso di esserlo.


Ieri notte ho iniziato a leggere  La solitudine dei numeri primi, di Paolo Giordano .
Questo libro mi ha sempre suscitato una forte sensazione di paura,
una paura talmente forte che avevo deciso di affrontarla.
Io e la mia mania di affrontare le cose, 
di aggredire le mie paure con le urla
per ricevere puntualmente  sberle.


Può un libro fare paura? Si, se la propria vita ha lo spessore di un foglio di carta.


In un quello che mi è parso un lungo secondo ho letto la prima cinquantina di pagine pagine,
poi ho iniziato a piangere.
Ho chiuso il libro e l'ho affidato al buio dell'ultimo cassetto della libreria.


Nascosto nel buio anche lui, non è il suo momento.


Questo è il fallimento dei numeri primi.


  
Nascondendo il cibo nelle tasche, nel tovagliolo, sotto il tavolo, mi illudo di nascondere me stessa, di proteggermi dal mondo e da me stessa.


I numeri sulla bilancia scendono veloci e con loro, per uni istante, sembrano calare tutte le mie angosce, i miei problemi, le mie piccole miserie quotidiane.


Per un istante fingerò di crederci,
e andrà bene così. 

giovedì 20 gennaio 2011

L'incredibile pesantezza dell'essere

Se avessi dato retta a quella voce nella mia testa che, ieri sera, mi invitava a chiuderla qui, adesso non sarei qui a scrivere questo post.
All'ultimo secondo, invece, una scarica d'istinto auto conservativo (toh, ecco dov'era finito.) ha avuto la meglio.

Non ho mai avuto così paura di nulla come ieri sera ho avuto paura di me stessa.

Mettendo in ordine il bagno e la scatola dei medicinali mi è capitata sottomano una siringa.
Il pensiero è nato fluido, e sempre nitido è andato sviluppandosi, come se fosse una cosa ovvia,
la più giusta delle realtà.

Basta un po' d'aria in vena,
ne serve solo un po'
e la partita finisce qui.

Ho riempito la siringa,
tre centilitri.
L'ho premuta contro la vena,
mi sono guardata allo specchio
poi ho guardato il mio braccio e la siringa
e...l'ho scagliata via.

Non si scappa da qui,
dall'inferno si esce ma non si scappa.

domenica 9 gennaio 2011

To do list

  1. Assecondare l'irrefrenabile impulso di mangiare qualsiasi cosa. - (V)
  2. Bere un litro d'acqua - (V)
  3. Chiudersi in bagno, canticchiando, e vomitare - (V)
  4. Cercare nervosamente di studiare - (V)
  5. Fallire ogni tentativo di concentrarsi e innervosirsi ancoda di più - (V)
  6. Mangiare un'intera scatola di dolci alle 19 di sera, sotto gli sguardi appannati della propria cara famigliola - (V)
  7. Avere il bisogno fisico di tornare in bagno e ripetere il rituale ma non potere per la quasi matematica certezza di essere scioperti - (V)
  8. Avere l'irresistibile impulso di prendere il coltello ben affilato nel secondo cassetto del mobile in camera da pranzo e di usarlo per tagliare via tutta questa carne eccedente che sento premere disgustosamente contro le ossa. Incidere, tagliare e gettare tutto nell'oblio, come se nulla di tutto questo fosse mai esitito  - (V)
  9. Aspettare il con ansia il dopocena per assecondare il proprio desiderio di vomito e sangue - (V)
  10. Ingannare l'attesa piangendo e crivendo questo post - (V)
Direi che per oggi possa bastare.
Sono davvero stanca,
sono davvero sola,
sono davvero stanca di essere sola
ed al contempo totalmente incapace di accettare qualcuno
o qualcosa all'infuori dei miei demoni.

Quanta paura e quanta voglia che qualcuno mi prenda per mano
e mi dica semplicemente: 
 "Da oggi ci penso io a te".
 
Ma nessuno verrà,
nessuno viene mai,
e a me non resta che aspettare ancora un paio d'ore
e non sarò più sola
ma sarò in compagnia della mia ennesima, piccola morte. 

mercoledì 15 dicembre 2010

Aria di neve

-1°, cielo limpido coronato da un sole opaco.
C'è aria di neve, oggi, ma qui non nevica mai.
Piove si, sempre, ma non nevica mai.

Oggi invece c'è il sole,
un sole spento,
timido,
freddo,
a colorare il cielo.

Della neve c'è solo il profumo pungente
ed il gelo secco,
caratteristico.

E' natale, ormai.
Quest'anno voglio festeggiarlo,
 lo sto dicendo a tutti, in primo luogo a me stessa.

Voglio festeggiarlo perché "quest'anno ho un natale arretrato, considerando come ho passato lo scorso".
La risposta a queste mie parole è un sorriso accondiscendente, nebuloso, distratto.
Questo perché nessuno sa che l'anno scorso il natale

L'ho passato a piangere,
chiusa in bagno a casa di mia zia,
perché avevemo litigato, ancora.
L'ho passato a singhiozzare in silenzio
sentendomi dire,
ancora una volta,
è tutta colpa tua.
Quanto dolore mi costano questi ricordi.

Quest'anno, quindi, voglio che sia natale.
Eppure non credo di saperlo fare,
non credo di riuscire a godere delle luci,
a vivere la gioia effimera della festa.

Non ci credo perché nonostante i miei mille propositi di leggerezza mi ritrovo sempre qui, a scrivere, a rimuginare, a ricordare.
Forse in regalo per questo natale dovrei desiderare un dolce oblio?

"E’ Natale da fine ottobre: le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese."
  

giovedì 9 dicembre 2010

Forza di gravità

Pochi minuti fa ho fatto, involontariamente, una costatazione che, nella sua cruda semplicità, mi ha lasciata tramortita per diversi minuti prima che potessi riavermi del tutto.
Io non mi guardo.

Non  guardo più il mio corpo allo specchio, vestito o spogliato che sia, da davvero molto tempo.
Non mi guardo ma lo sento, ogni giorno più sformato, enorme. Ancora.

Ed è per questo che non mi guardo, perché so cosa troverei,
perché sento l'inutilità del mio grasso che mi avvolge.

Fa schifo, si. Fa schifo davvero.

E tutto questo perché ho deciso nuovamente di provare  a stare bene,
a smetterla di digiunare,
a smetterla di vomitare.

E questo perché, ancora una volta,
ho confuso la fame con l'eccesso,
la salute con la bulimia,
la vita sana con la malattia.

Puoi scappare ma non puoi nasconderti.
Corro in cerchio,
giro sempre più freneticamente intorno ai miei problemi
ma non riesco mai scappare via.

C'è una forza magnetica che mi risucchia alla malattia
con effetto uguale e contrario
più cerco di allontanarmi più mi attira a sé.

Risultato?
Un corpo talmente doloroso da essere diventato per la mia mente invisibile, irrilevante, inesistente.

E ancora, ancora, ancora quest'irrefrenabile voglia di strapparmi via la carne dalle ossa a mani nude.

Ancora. 

----
Sono pensieri malati, lo so, e mi fanno paura,
ma sento un'infezione che mi rode dentro.
Vorrei non dover mangiare mai più,
vorrei smetterla con quest'inferno fatto di ossessioni,
abbuffate e vomito.

venerdì 29 ottobre 2010

Path-(Etic) Mood



Il mio è un mood in malinconico andante.


Path-( Etic) Mood.


Suona come un vecchio blues nostalgico,
intervallato illogicamente da suoni elettronici,
sintetici.
Dissonanti.

Binge.                                                                                                                           Inutilmente
Si, Binge.                                                                                                             Stupidamente
Di nuovo.                                                                                                                         Codardamente


Già.



Sono le parole a nascondersi
o sono io che non riesco a scovarle?


Famefamefame.

Ma di cosa?
Di vita, forse?
Allora perché inseguire la morte dell'anima?

Vedo una ragazza che piange, suona, dorme.
Ride, scherza, canta.

Mangia,
mangia sempre.
Si ficca due dita in gola ma non riesce a vomitare.
Allora piange,
piange tanto chiusa in bagno,
ma nessuno la sente
perché lo fa sottovoce.

Ma non sono io, non posso essere io.
Lei è lontana,
non sento dolore mentre si graffia il viso.

Di nuovo.
Già, di nuovo.

E questo corpo che si gonfia,
si sgonfia.
Ogni giorno di più si sforma,
si decompone,
se ribella.

Cosa ne vuol sapere lui del dolore?

mercoledì 6 ottobre 2010

Nausea autoindotta.

Hofattoundisastrohofattoundisastrohofattoundisastro.

Fottutissima bulimia.
Fanculo a me.

Lo so che domani è un altro giorno
ma non vedo perché dovrebbe essere diverso da oggi.

So solo che vorrei strapparmi con violenza questa maledetta carne di dosso.
Con le mani, con le unghie, con tutto questo dolore dilaniarla.
Non conosco nulla di più spontaneo dell'autodistruzione. 

E' un impulso irrefrenabile.

Mi sento sporca.
Mi sento infetta.
Sono nauseata da me stessa.

domenica 26 settembre 2010

Abulia emotiva

Voglio essere trascendente,
emanciparmi dalle emozioni
anestetizzarmi il cuore.

Non voglio più il dolore
non sento più l'amore
non voglio più sporcarmi con le emozioni.

C'è un quantitativo di male che ogni persona può ricevere
oltre il dolore la rende meccanica.

Voglio andare avanti e,
se l'unico modo per farlo è l'abulia emotiva,
sarà l'anima ad andarsene per prima.

Vado ad un livello successivo,
dove dare vita a cià che scrivo.
Sono paranoico ed ossessivo,
fino all'abiura di me. 

martedì 14 settembre 2010

Bollino nero

Giornata da bollino nero.
Continuo a piangere senza soluzione di continuità.
E' mai possibile che non ci sia una cosa che va come deve?
Non servono a niente gli sforzi, la dedizione, l'impegno?
Stare bene, ma come? Per cosa?
Per me no.

A quanto pare no
ciò che amo è sempre più lontano.

giovedì 29 luglio 2010

Shhh.

Fa male.
Ma male male,
il momento peggiore da mesi.

Una crisi.
La crisi.
 (10, 100, 1000 crisi. Basta.)
Non riesco a scrivere,
non riesco a parlare.
Per forza, provo fatica anche a respirare a pieni polmoni.


Quanto dolore,
direttamente proporzionale solo alla mia stupidità.
Quindi taccio,
resto immobile aspettando che passi.

Bambina cattiva fai la conta,
conta fino a 100 e non sbirciare.
Bambina cattiva resta immobile,
tanto non puoi scappare.


Non passa,
non passa mai.

Nessuna via d'uscita.
No way.

Allora silenzio.
Al buio
immobile.
Shh.

mercoledì 21 luglio 2010

La persona che mi fissa dall'altra parte dello specchio ha occhi cattivi.

Vorrei davvero riuscire a vedere anche se lontana la fine di tutto questo.
Basterebbe un bagliore, sarebbe il mio TUTTO.
Vedo solo buio che si fa più denso ogni passo che avanzo.
E' un momento, tutti ne abbiamo. Sì.
Spero solo che questo momento che mi pare eterno decida un giorno o l'altro di lasciare spazio a un po' di luce. Scusate se non sono incoraggiante, se sono monotona, ripetitiva e pesante.
Ho una cappa, sul cuore, sui polmoni, sullo stomaco e non va via e... inizio a non respirare.
La persona che mi fissa dall'altra parte dello specchio ha occhi cattivi.
La persona che mi fissa dall'altra parte dello specchio ha occhi pieni di dolore.
La persona che mi fissa dall'altra parte dello specchio non mi ama e io non amo lei.
Da questa parte dello specchio ci sono i resti di una ragazza svuotata, dall'altra parte dello specchio il mostro che l'ha smembrata.
Ennesimo dolore.
I ricordi sono il più potente dei veleni.
Ennesima abbuffata.
Due dita in gola sono l'unica medicina.

lunedì 19 luglio 2010

Apnea.

Torno a scrivervi dopo la settimana trascorsa a Roma.

Torno, purtroppo, senza quel sorriso che vi avevo promesso prima della mia partenza. 
Questa vacanza non mi ha fatto bene.
Affatto.

Ho mangiato il meno possibile,
quello che ho mangiato ho provato a vomitarlo con scarsi risultati.
Ho riso poco e mai del tutto spontaneamente.
Ho pianto, quanto basta, chiusa in bagno,
attenta a non fare troppo rumore.

Tante parole mi hanno fatto male,
la loro superficialità mi ha ferita nel profondo.

Commenti sterili, battutine superficiali, sottilmente cattive.


Piatti enormi e occhiate di rimprovero.
"Povera denutrita".

Sorrisi poco convincenti ma che spero abbiano funzionato.

Il suono delle loro risate vuote mi ha tagliato le orecchie.

Ho cercato di immergermi  nella felicità altrui senza riuscire a bagnarmene,
e dire che non troppe vite fa riuscivo a ridere senza sapere neanche il perché.
Più che bere serenità altrui come sempre preferisco restare in apnea.

Questa reazione è impossibile.
Questa vita è impossibile.
Io sono impossibile.

Sono confusa, sono stanca.
La mia totale incapacità inibisce la mia voglia di vivere.

Scusate se il post è confuso e schifosamente triste,
appena riesco prometto un resoconto più dettagliato e chi sa che a mente fredda non riesca a trovare qualcosa di bello da raccontarvi.

Un forte abbraccio, mi siete mancate.

mercoledì 30 giugno 2010

Bollata

Ho i nervi a fior di pelle...

sento il fiato sul collo da parte dei miei,
all'improvviso convinti che io sia dimagrita troppo.

Detesto serntirmi controllata,
sono una persona fin troppo indipendente e testarda per sopportare che mi si facciano i conti in tasca.

Andiamo con ordine

Ieri pomeriggio sono andata a camminare, due ore senza meta.
Il sole negli occhi, le cuffie nelle orecchie, la mente leggera.
Amo camminare, andare, non fermarmi.
A passo spedito ma senza fretta godere ogni attimo,
assorbire il sole,
prenderne l'energia.

Alle 20 e 30 sono rincasata.
Doccia fredda.

Mangio, cerco di contenere.
Nonostante ciò
con tono sprezzante arriva
un simpatico commento:

"Un altro po' sei anoressica".

Mio padre l'ha detto così,
con ironia, con disprezzo.
Parole gettate a caso,
senza cura,
senza convinzione,
ma che mi hanno fatto gelare il sangue.

Non ha la benchè minima idea di ciò che io sia o non sia.
Non immagina neanche chi io sia o non sia.
Come potrebbe dato che non mi conosco io stessa?
Tutti sanno tutto.
Bollata.
Un'etichetta è sufficiente.
Marchio che vuol dire scarto, 
avanzo,
pezzo difettoso da rimandare al mittente.

Pochi complimenti, arrivederci e grazie. 

Parlare.
Sputare sentenze e veleno
costa poco, è facile
ed indolore.
Almeno per loro.

E' da  ieri sera che va avanti così.
Sono stanca.

lunedì 21 giugno 2010

10 chili in 10 minuti

Un pacco di biscotti.
Intero.
10 minuti ed è andato via.
Non sono riuscita a fermarmi.
Il cervello diceva di smettere,
la bocca voleva solo mangiare.
Fottuti biscotti,
Fanculo a me!

Perché invece che andare avanti
non faccio altro che tornare indietro?
Perché faccio solo danni?
Perché mi ostino a darmi sempre la zappa sui piedi?
Mi sento uno schifo.
Sono uno schifo.
Vado a cercare di rimediare
al mio ennesimo disastro.
Ci metterò un bel po'.

Mi odio.

giovedì 17 giugno 2010

Macchine.

Quanto dolore intorno a noi,
dentro di noi.

E' così difficile sorridere?
O meglio, è così difficile sorridere di cuore?
Non ricordo.
Una volta sapevo farlo,
tanti anni fa.
Così tanti che non lo ricordo.

Meccanico.
Tutto è meccanico,
ragionato, programmato.
Perché nessuno sappia. Mai.
Battuta--- sorridi(digrigna i denti)-ridi(singhiozza)-nascondi gli occhi, quelli non sanno fingere.
Ricordati di farlo ogni qual volta che gli altri ridono,
ogni qual volta supponi che un soggetto normale riderebbe.

Tu non sai ridere,
le macchine non ridono.
Le macchine non sentono.

Allora cos'è questa maledetta
lama che mi spezza il fiato?

Un malfunzionamento, è chiaro.
Non sono lacrime,
sono perdite di olio e benzina,
non è dolore,
è solo un ferro vecchio,
arrugginito,
buono solo da rottamare.




Meccanici i miei occhi 


di plastica il mio cuore 


meccanico il cervello 


sintetico il sapore 


meccaniche le dita 


di polvere lunare 


in un laboratorio 


il gene dell'amore. 

martedì 15 giugno 2010

L'eterna ultima.

Ragazzi,
ho avuto quella notizia.

Ovviamente l'ennesima delusione,
non ce l'ho fatta, come sempre.

Quanto ci credevo,
non avete idea.

Erano giorni che non pensavo ad altro,
convinta che questa volta, si,
sarebbe stata la rivalsa.

Piango tutte le mie lacrime non solo per questa sconfitta
ma per il mio essere una sconfitta cronica,
sempre, nella vita.
E' possibile che esista una persona così inutile?
Come si può essere così incapaci?
Basta guardare me,
sono l'esempio vivente del fallimento.
Attenzione, non mi sto piangendo addosso,
ma all'alba di questa nuova patetica riuscita
questo dolore ci sta tutto.
E' un incubo...
perché non vado mai bene?
Perché non c'è una volta in cui io ce la faccia?
Un buco al centro del petto
mentre gli altri sono felici.
Sono l'eterna ultima e,
credetemi,
fa male.

domenica 13 giugno 2010

Frigo-Bagno-Frigo: Coast to Coast

Oggi ho fatto davvero un disastro.
La mattinata è trascorsa relativamente tranquilla, ma dal pranzo è cominciato l'inferno.
Io non resisto mai.
Mangio tanto, per completare il quadro aggiungo un cremino.
Ovviamente mezz'ora dopo in corpo mi è rimasta (spero molto) meno della metà di tutto quello che ho mangiato.
Poteva bastare, no?
No.
Un'ora dopo fame, tanta fame.
Insopportabile, di nuovo.
Argino la cosa con un po' di frutta, non basta.
Se disastro deve essere, allora, che disastro sia:
un budino e un pacco di gallette di riso.
Intero.
Mezzo litro d'acqua e bon.
Questa volta però non ha funzionato così bene.
Risultato: ho in corpo molto più cibo del dovuto,
mi sento sporca.
Pancia e testa ai limiti dell'implosione.
Lo stomaco è in fiamme,
sono giorni che ho dolori.
Ora fitte, ora bruciore.
Con questo trattamento, poverino,
ha tutte le ragioni di protestare.
Non mi ferma neanche questo,
non so davvero che fare.

domenica 6 giugno 2010

La mia notte.

Giornata pigra, lenta svogliata.
Giornata vuota, grigia annoiata.
Solitaria, spenta, taciturna.

Dominica sera,
quell'ora in cui il giorno morto lancia le ultime grida
prima di fare spazio alla notte.
Ed io con lui.

Tra poco il buio coprirà ogni cosa
e non ci saranno più forme, colori o accenti.
Tutto sarà notte,
tutto sarà uguale.

Per me la notte è amore.
Per me la notte è paura.
E mistero, ignoto, incanto e terrore.

Io ho paura del buio,
di ciò che dietro esso si cela.
Eppure lo venero,
lo amo, mi ossessiona.

Questa è la mia notte,
una notte non fatta per dormire
ma per immaginare,
volare.
Cadere.

Una notte fatta per nascondere
con la complicità del buio
il mio essere imperfetto
che la luce crudelmente evidenzia.

Tutto tace fuori
tutto dentro di me urla
si contorce,
poi giace.

Al buio non mi vedo
ma mi riconosco.

Non ci sono contrasti,
al buio tutto è nero
come la mia mente
come il mio cuore.

E' questa la mia notte.