Frasi al vento.

Lascio che le cose mi portino altrove... Ma l' animale che mi porto dentro non mi fa vivere felice mai si prende tutto anche il caffè mi rende schiavo delle mie passioni Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni Meccanici i miei occhi di plastica il mio cuore meccanico il cervello sintetico il sapore meccaniche le dita di polvere lunare in un laboratorio il gene dell'amore Supercalifragilespiralitoso, Autofranitendimento
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giovedì 20 gennaio 2011

L'incredibile pesantezza dell'essere

Se avessi dato retta a quella voce nella mia testa che, ieri sera, mi invitava a chiuderla qui, adesso non sarei qui a scrivere questo post.
All'ultimo secondo, invece, una scarica d'istinto auto conservativo (toh, ecco dov'era finito.) ha avuto la meglio.

Non ho mai avuto così paura di nulla come ieri sera ho avuto paura di me stessa.

Mettendo in ordine il bagno e la scatola dei medicinali mi è capitata sottomano una siringa.
Il pensiero è nato fluido, e sempre nitido è andato sviluppandosi, come se fosse una cosa ovvia,
la più giusta delle realtà.

Basta un po' d'aria in vena,
ne serve solo un po'
e la partita finisce qui.

Ho riempito la siringa,
tre centilitri.
L'ho premuta contro la vena,
mi sono guardata allo specchio
poi ho guardato il mio braccio e la siringa
e...l'ho scagliata via.

Non si scappa da qui,
dall'inferno si esce ma non si scappa.

domenica 7 novembre 2010

Buco nero.

Care ragazze,
se ancora una volta avrete la pazienza di stare a sentire i miei ammorbanti discorsi,
vi racconterò come sono andati questi giorni.

Col cibo non va bene,
affatto.
Mangio in continuazione,
poi digiuno,
poi ancora mangio.

Alla bilancia non voglio avvicinarmi,
conosco il responso senza bisogno di avvilenti verifiche.

Mi sento in una situazione di totale di non equilibrio.
Gli occhi lucidi sono una costante, ormai.

"Perché?", mi chiedono.
Non lo so.
"Perché?", mi chiedo.
Lo so ancora meno.

C'è qualcosa che non va dentro di me,
ho un buco nero al centro del petto che mi succhia tutta
l'energia vitale, l'allegria.

E' come se ci fosse un mostro nascosto nel buio che ruba i miei sogni, la mia fantasia, senza che io riesca mai a vederlo in faccia.

Perché non riesco ad essere felice?
Me lo chiedo sempre,
non mi rispondo mai.

venerdì 29 ottobre 2010

Path-(Etic) Mood



Il mio è un mood in malinconico andante.


Path-( Etic) Mood.


Suona come un vecchio blues nostalgico,
intervallato illogicamente da suoni elettronici,
sintetici.
Dissonanti.

Binge.                                                                                                                           Inutilmente
Si, Binge.                                                                                                             Stupidamente
Di nuovo.                                                                                                                         Codardamente


Già.



Sono le parole a nascondersi
o sono io che non riesco a scovarle?


Famefamefame.

Ma di cosa?
Di vita, forse?
Allora perché inseguire la morte dell'anima?

Vedo una ragazza che piange, suona, dorme.
Ride, scherza, canta.

Mangia,
mangia sempre.
Si ficca due dita in gola ma non riesce a vomitare.
Allora piange,
piange tanto chiusa in bagno,
ma nessuno la sente
perché lo fa sottovoce.

Ma non sono io, non posso essere io.
Lei è lontana,
non sento dolore mentre si graffia il viso.

Di nuovo.
Già, di nuovo.

E questo corpo che si gonfia,
si sgonfia.
Ogni giorno di più si sforma,
si decompone,
se ribella.

Cosa ne vuol sapere lui del dolore?

domenica 26 settembre 2010

Abulia emotiva

Voglio essere trascendente,
emanciparmi dalle emozioni
anestetizzarmi il cuore.

Non voglio più il dolore
non sento più l'amore
non voglio più sporcarmi con le emozioni.

C'è un quantitativo di male che ogni persona può ricevere
oltre il dolore la rende meccanica.

Voglio andare avanti e,
se l'unico modo per farlo è l'abulia emotiva,
sarà l'anima ad andarsene per prima.

Vado ad un livello successivo,
dove dare vita a cià che scrivo.
Sono paranoico ed ossessivo,
fino all'abiura di me. 

martedì 14 settembre 2010

Bollino nero

Giornata da bollino nero.
Continuo a piangere senza soluzione di continuità.
E' mai possibile che non ci sia una cosa che va come deve?
Non servono a niente gli sforzi, la dedizione, l'impegno?
Stare bene, ma come? Per cosa?
Per me no.

A quanto pare no
ciò che amo è sempre più lontano.

sabato 31 luglio 2010

Eleonora Duse

Suona un allarme giù in strada.

E' lontano ma lo percepisco, freddo e tagliente, come se fosse una pistola puntata dritta dritta in direzione del mio cervello.

Prima o poi smetterà.

Provo a trovare una giustificazione al mio stare,
di sabato sera,
chiusa in stanza al buio,
sul letto
a scrivere mollemente al PC.

Oggi sono stanca.

Il caldo asfissiante,
complice della mia
pressione praticamene sotto i piedi ( si può avere la massima a 52?)
mi ha reso la fortunata vincitrice di uno svenimento a dir poco teatrale,
al cospetto di tutto il parentado festante.
Caduta con stile,
non c'è che dire.
Discreta.
Degna diva del cinema muto.
Rea confessa della mia inquantificabile devozione per Eleonora Duse.

Mia madre, neanche a dirlo, è andata in fibrillazione.
- " Tutta colpa tua e della tua dieta assurda, non mangi nulla!"
Ma se solo ieri ho fatto fuori metà del contenuto della dispensa....
Pessima.
Io, lei, IO... bleah.

Oggi pomeriggio, chiusa in bagno, ho dato sfogo alle mie più sfolgoranti manie autodistruttive.
Cosa mi ostini a cercare di distruggere con tanta, appassionata dedizione è e resterà un mistero.

Vi lascio, non prima di avervi strette in un forte, forte abbraccio.

giovedì 29 luglio 2010

Shhh.

Fa male.
Ma male male,
il momento peggiore da mesi.

Una crisi.
La crisi.
 (10, 100, 1000 crisi. Basta.)
Non riesco a scrivere,
non riesco a parlare.
Per forza, provo fatica anche a respirare a pieni polmoni.


Quanto dolore,
direttamente proporzionale solo alla mia stupidità.
Quindi taccio,
resto immobile aspettando che passi.

Bambina cattiva fai la conta,
conta fino a 100 e non sbirciare.
Bambina cattiva resta immobile,
tanto non puoi scappare.


Non passa,
non passa mai.

Nessuna via d'uscita.
No way.

Allora silenzio.
Al buio
immobile.
Shh.

domenica 25 luglio 2010

Superficiali ricreative pietà.

Guardarsi allo specchio, sistemarsi quella maglia che mostra troppo, quel pantalone un po' stretto.
Nascondersi in un vestito, disiderare di non ritrovarsi mai.
Guardarsi sotto varie angolazioni.
Giocare ad essere bella.


Superficiali, ricreative pietà. 

Aggressiva, sicura e tagliente.
Tacchi alti e faccia tosta.
Timida, goffa e impacciata.
Unghie mangiucchiate e testa bassa.

Mille donne, mille volti
per mille frammenti di un'anima un tempo unita
e ora in pezzi.
Frammenti grandi,
frammenti piccoli,
polvere.
Attenzione, il vetro è tagliente.

Specchio, specchio delle mie brame
chi è la più bella del reame?

mercoledì 21 luglio 2010

La persona che mi fissa dall'altra parte dello specchio ha occhi cattivi.

Vorrei davvero riuscire a vedere anche se lontana la fine di tutto questo.
Basterebbe un bagliore, sarebbe il mio TUTTO.
Vedo solo buio che si fa più denso ogni passo che avanzo.
E' un momento, tutti ne abbiamo. Sì.
Spero solo che questo momento che mi pare eterno decida un giorno o l'altro di lasciare spazio a un po' di luce. Scusate se non sono incoraggiante, se sono monotona, ripetitiva e pesante.
Ho una cappa, sul cuore, sui polmoni, sullo stomaco e non va via e... inizio a non respirare.
La persona che mi fissa dall'altra parte dello specchio ha occhi cattivi.
La persona che mi fissa dall'altra parte dello specchio ha occhi pieni di dolore.
La persona che mi fissa dall'altra parte dello specchio non mi ama e io non amo lei.
Da questa parte dello specchio ci sono i resti di una ragazza svuotata, dall'altra parte dello specchio il mostro che l'ha smembrata.
Ennesimo dolore.
I ricordi sono il più potente dei veleni.
Ennesima abbuffata.
Due dita in gola sono l'unica medicina.

lunedì 19 luglio 2010

Apnea.

Torno a scrivervi dopo la settimana trascorsa a Roma.

Torno, purtroppo, senza quel sorriso che vi avevo promesso prima della mia partenza. 
Questa vacanza non mi ha fatto bene.
Affatto.

Ho mangiato il meno possibile,
quello che ho mangiato ho provato a vomitarlo con scarsi risultati.
Ho riso poco e mai del tutto spontaneamente.
Ho pianto, quanto basta, chiusa in bagno,
attenta a non fare troppo rumore.

Tante parole mi hanno fatto male,
la loro superficialità mi ha ferita nel profondo.

Commenti sterili, battutine superficiali, sottilmente cattive.


Piatti enormi e occhiate di rimprovero.
"Povera denutrita".

Sorrisi poco convincenti ma che spero abbiano funzionato.

Il suono delle loro risate vuote mi ha tagliato le orecchie.

Ho cercato di immergermi  nella felicità altrui senza riuscire a bagnarmene,
e dire che non troppe vite fa riuscivo a ridere senza sapere neanche il perché.
Più che bere serenità altrui come sempre preferisco restare in apnea.

Questa reazione è impossibile.
Questa vita è impossibile.
Io sono impossibile.

Sono confusa, sono stanca.
La mia totale incapacità inibisce la mia voglia di vivere.

Scusate se il post è confuso e schifosamente triste,
appena riesco prometto un resoconto più dettagliato e chi sa che a mente fredda non riesca a trovare qualcosa di bello da raccontarvi.

Un forte abbraccio, mi siete mancate.

venerdì 9 luglio 2010

La tempesta invisibile.

Torno a scrivere, anche solo poche e inutili righe.
Sono giorni strani, difficili.

Cielo azzurro ma elettricità nell'aria,
come se si preparasse una tempesta invisibile.

Sono stanca,
continuamente.
Di tutto,
anche di questo stato.

Domani dovrei andare al mare,
non so.
Non vorrei che, cercando di distrarmi,
finissi per peggiorare ulteriormente le cose.

Scusate l'assenza
e scusate la presenza di questo post abbastanza vuoto.
Avevo bisogno di scrivervi.

Vi abbraccio forte.

martedì 29 giugno 2010

Come se ti volessi punire per qualcosa.

Non abbassare la guardia, mai.

Ero in bagno .
Mi sono fatta altri segni sul viso.
Poi ho inziato a vomitare, oggi non mi riesco a contenere.
Ho sentito un rumore e d'istinto ho tirato lo scarico.
Giusto in tempo.
Apro la porta e trovo mia madre.
Mi fissa un attimo, nota i segni.
"Perché lo fai?"
"..."
"Eppure stavano guarendo...
E' come se ti volessi punire per qualcosa...".
Come se.. già...


Muta, scappo.
E' la cosa che mi riesce meglio.

lunedì 28 giugno 2010

Stato di abbandono.

Un fiume in piena
invade gli argini.
Acqua e fango,
inseme.
Le correnti sono forti, mi portano via.
Spezzano i legami,
disperdono,
allontanano.
Sono stanca. 
Le gambe cedono.
Cado.
Resto qui,
trascinata dalle acque,
portata via dal vento.
Non ho la forza di lottare,
non mi importa.
Non ho voglia di lottare,
voglio solo arrivare a non sentire niente.
Non sentire niente vuol dire niente dolore,
niente panico,
niente ricordi....
prospettiva allettante.
Si. Sto.
Al centro del fiume,
in uno stato di abbandono.

lunedì 21 giugno 2010

10 chili in 10 minuti

Un pacco di biscotti.
Intero.
10 minuti ed è andato via.
Non sono riuscita a fermarmi.
Il cervello diceva di smettere,
la bocca voleva solo mangiare.
Fottuti biscotti,
Fanculo a me!

Perché invece che andare avanti
non faccio altro che tornare indietro?
Perché faccio solo danni?
Perché mi ostino a darmi sempre la zappa sui piedi?
Mi sento uno schifo.
Sono uno schifo.
Vado a cercare di rimediare
al mio ennesimo disastro.
Ci metterò un bel po'.

Mi odio.

domenica 20 giugno 2010

E' tornata la pioggia.

Io amo la pioggia.
Tutto è più lucido quando piove,
i colori sono più accesi
ma i contorni meno nitidi.

Com'è bella la pioggia.




Il temporale,
con tuoni
e lampi inaspettati
ha un fascino minaccioso.
Ineguagliabile.



Oggi piove, tanto.
Lampi fuori e dentro me.
E' tempesta.


Sa di violenza, di umido, di vento.
Sa di elettricità,
di energia cinetica,
di potenza.
E di arrendevolezza,
di necessità.





        


Sa di urgenza di lasciarsi andare
in balia di questo vento
come una foglia.
Trascinata,
bagnata,
stanca.





Soffia forte, stasera.


Ho freddo.

giovedì 17 giugno 2010

Macchine.

Quanto dolore intorno a noi,
dentro di noi.

E' così difficile sorridere?
O meglio, è così difficile sorridere di cuore?
Non ricordo.
Una volta sapevo farlo,
tanti anni fa.
Così tanti che non lo ricordo.

Meccanico.
Tutto è meccanico,
ragionato, programmato.
Perché nessuno sappia. Mai.
Battuta--- sorridi(digrigna i denti)-ridi(singhiozza)-nascondi gli occhi, quelli non sanno fingere.
Ricordati di farlo ogni qual volta che gli altri ridono,
ogni qual volta supponi che un soggetto normale riderebbe.

Tu non sai ridere,
le macchine non ridono.
Le macchine non sentono.

Allora cos'è questa maledetta
lama che mi spezza il fiato?

Un malfunzionamento, è chiaro.
Non sono lacrime,
sono perdite di olio e benzina,
non è dolore,
è solo un ferro vecchio,
arrugginito,
buono solo da rottamare.




Meccanici i miei occhi 


di plastica il mio cuore 


meccanico il cervello 


sintetico il sapore 


meccaniche le dita 


di polvere lunare 


in un laboratorio 


il gene dell'amore. 

lunedì 14 giugno 2010

Cemento

Avevo scritto un intervento allegro, stupido, in un momento d'euforia.
Allegria passata, tutto cancellato.

Se deprimente non mi si può subire, allegra sono ancora peggio, fidatevi.

Sono ancora in attesa di quella notizia ma sono stanca,
sfiduciata, demotivata.
Insomma, tutto normale.

Non commento neanche la mia condotta alimentare,
disastrosa, orrenda e patetica
sono eufemismi.

Questi sbalzi d'umore non mi fanno bene
e mi rendo conto che starmi dietro
è impossibile.
Fossi un altro,
mi abbandonerei senza pensarci due volte.

Purtroppo devo rimanere in mia triste compagnia,
brutta storia.

La parte di me, quella bella (se c'è)
è costretta a marcire qui giù
insieme a questo cumulo di grasso,
paranoie e complessi.

Già... brutta storia,
brutta storia davvero...







Sono come il cemento.
Ruvida,
fredda,
pesante.

Sgradevole al tatto e alla vista.

Peccato che del cemento non abbia preso la forza ma,
si sa,
a me piacciono solo i difetti.

C'è chi nasce fiore e chi nasce cemento,
io sono fatta solo per soffocare il colore.

Cemento sul cuore,
cemento nello stomaco,
cemento nel cuore.

Inutile sognare,
il cemento non può volare.

domenica 13 giugno 2010

Frigo-Bagno-Frigo: Coast to Coast

Oggi ho fatto davvero un disastro.
La mattinata è trascorsa relativamente tranquilla, ma dal pranzo è cominciato l'inferno.
Io non resisto mai.
Mangio tanto, per completare il quadro aggiungo un cremino.
Ovviamente mezz'ora dopo in corpo mi è rimasta (spero molto) meno della metà di tutto quello che ho mangiato.
Poteva bastare, no?
No.
Un'ora dopo fame, tanta fame.
Insopportabile, di nuovo.
Argino la cosa con un po' di frutta, non basta.
Se disastro deve essere, allora, che disastro sia:
un budino e un pacco di gallette di riso.
Intero.
Mezzo litro d'acqua e bon.
Questa volta però non ha funzionato così bene.
Risultato: ho in corpo molto più cibo del dovuto,
mi sento sporca.
Pancia e testa ai limiti dell'implosione.
Lo stomaco è in fiamme,
sono giorni che ho dolori.
Ora fitte, ora bruciore.
Con questo trattamento, poverino,
ha tutte le ragioni di protestare.
Non mi ferma neanche questo,
non so davvero che fare.

sabato 12 giugno 2010

Idrofoba.

Sono idrofoba, rabbiosa, forse anche un po' isterica.

Un cane in autostrada che corre lungo il ciglio,
che abbaia alle macchine aspettando che qualcuna lo butti sotto
e metta fine al suo girovagare insensato.

Sono come quel cane odiato, odioso, deriso.
Abbandonato.

La mia autostrada è questa stanza,
nessuno passa, nessuno mi porta via.

Se qualcuno si avvicina io lo mordo,
sperando di fargli male.  

Volere una carezza non significa saperla ricevere.
E' un mio enorme problema, enorme, enorme...
E' il problema,
la sofferenza,
il male.

Questo so fare,
mordere e piangere.
Leccarmi le ferite e ricominciare.

Come un cane sono fedele
ma non dimentico chi mi fa del male.

Picchiata troppe volte
mordo per non correre il rischio di averne ancora.
Ogni carezza è un potenziale schiaffo.
Ogni abbraccio una stretta mortale.

Vorrei, solo, qualcosa di assurdo...
vorrei potermi fidare.

Fino in fondo, accettata,
desiderata, Io.

La donna senza volto,
il cane rognoso chiede amore,
non lo merita ma lo chiede lo stesso.
Sogna di imparare cos'è una carezza.

Infondo, forse,
questo maledetto cane
non meritava neanche
che gli spezzassero una ad una le zampe
per esclusivo diletto.   

venerdì 11 giugno 2010

Panico!

Sono agitata.
Agitata come non ero da un po' di tempo.
Non che di solito sia una persona calma, lo avrete capito,
ma in questo momento sono praticamente in uno stato di panico.

Non mi soffermerò a descrivere cosa lo ha scatenato,
per tutti sarebbe giustamente un'idiozia, ma a me anche le sciocchezze fanno effetto.

Incasso tutto, ogni colpo è un centro.
1000 punti.

Scrivo cercando di concentrare la mente sulle parole
per le quali mi scuso, sono brutte, incomprensibili, forse sgrammaticate.
Lo so, non posso fare altrimenti.

Questo è stato un panico necessario, premeditato ed inesorabile,
una situazione che attendevo certa che prima o poi sarebbe venuta.
Spero solo di riuscire a reggerla
ma le mani e la testa mi tremano così forte che non lo so, non lo so...

Per una volta,
una volta sola nella vita
voglio essere forte.
Chiedo di essere forte.
Pretendo di esserlo.

Tutto per riconquistare un centimetro di spazio,
per scacciare almeno fittiziamente un po' di solitudine.
E' il mio centimetro quello che chiedo,
non voglio fare del male a nessuno.
Spero che mi venga ricambiata la cortesia,
tutto qui.

E' l'unico modo per non sparire.