Frasi al vento.

Lascio che le cose mi portino altrove... Ma l' animale che mi porto dentro non mi fa vivere felice mai si prende tutto anche il caffè mi rende schiavo delle mie passioni Svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose, dalle posizioni Meccanici i miei occhi di plastica il mio cuore meccanico il cervello sintetico il sapore meccaniche le dita di polvere lunare in un laboratorio il gene dell'amore Supercalifragilespiralitoso, Autofranitendimento
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domenica 23 gennaio 2011

Il fallimento dei numeri primi

Ho paura
e non è da me.


Ossessioni su ossessioni,
anche la ricerca della felicità è potenzialmente fatale,
soprattutto nel suo essere costantemente infruttosa.


Perciò per un po' lascerò che sia la malattia con la sua piccola finta gioia a guidarmi.
Non è tempo di cercare un'equilibro reale, adesso.
Non è i momento di raccontarsi favole.
Dopo l'altra sera ho bisogno di una seppur sintetica serenità e l'unica cosa che può darmela ora è... beh, continuare a sbagliare. 
Perciò ben vengano i giramenti di testa, l'alimentazione inesistente e tutte le care vecchie abitudini. 
Bentornati cari fantasmi, forse non ve ne siete mai andati.


Per quante cose non è tempo,
per quante non ha mai smesso di esserlo.


Ieri notte ho iniziato a leggere  La solitudine dei numeri primi, di Paolo Giordano .
Questo libro mi ha sempre suscitato una forte sensazione di paura,
una paura talmente forte che avevo deciso di affrontarla.
Io e la mia mania di affrontare le cose, 
di aggredire le mie paure con le urla
per ricevere puntualmente  sberle.


Può un libro fare paura? Si, se la propria vita ha lo spessore di un foglio di carta.


In un quello che mi è parso un lungo secondo ho letto la prima cinquantina di pagine pagine,
poi ho iniziato a piangere.
Ho chiuso il libro e l'ho affidato al buio dell'ultimo cassetto della libreria.


Nascosto nel buio anche lui, non è il suo momento.


Questo è il fallimento dei numeri primi.


  
Nascondendo il cibo nelle tasche, nel tovagliolo, sotto il tavolo, mi illudo di nascondere me stessa, di proteggermi dal mondo e da me stessa.


I numeri sulla bilancia scendono veloci e con loro, per uni istante, sembrano calare tutte le mie angosce, i miei problemi, le mie piccole miserie quotidiane.


Per un istante fingerò di crederci,
e andrà bene così. 

domenica 9 gennaio 2011

To do list

  1. Assecondare l'irrefrenabile impulso di mangiare qualsiasi cosa. - (V)
  2. Bere un litro d'acqua - (V)
  3. Chiudersi in bagno, canticchiando, e vomitare - (V)
  4. Cercare nervosamente di studiare - (V)
  5. Fallire ogni tentativo di concentrarsi e innervosirsi ancoda di più - (V)
  6. Mangiare un'intera scatola di dolci alle 19 di sera, sotto gli sguardi appannati della propria cara famigliola - (V)
  7. Avere il bisogno fisico di tornare in bagno e ripetere il rituale ma non potere per la quasi matematica certezza di essere scioperti - (V)
  8. Avere l'irresistibile impulso di prendere il coltello ben affilato nel secondo cassetto del mobile in camera da pranzo e di usarlo per tagliare via tutta questa carne eccedente che sento premere disgustosamente contro le ossa. Incidere, tagliare e gettare tutto nell'oblio, come se nulla di tutto questo fosse mai esitito  - (V)
  9. Aspettare il con ansia il dopocena per assecondare il proprio desiderio di vomito e sangue - (V)
  10. Ingannare l'attesa piangendo e crivendo questo post - (V)
Direi che per oggi possa bastare.
Sono davvero stanca,
sono davvero sola,
sono davvero stanca di essere sola
ed al contempo totalmente incapace di accettare qualcuno
o qualcosa all'infuori dei miei demoni.

Quanta paura e quanta voglia che qualcuno mi prenda per mano
e mi dica semplicemente: 
 "Da oggi ci penso io a te".
 
Ma nessuno verrà,
nessuno viene mai,
e a me non resta che aspettare ancora un paio d'ore
e non sarò più sola
ma sarò in compagnia della mia ennesima, piccola morte. 

giovedì 9 dicembre 2010

Forza di gravità

Pochi minuti fa ho fatto, involontariamente, una costatazione che, nella sua cruda semplicità, mi ha lasciata tramortita per diversi minuti prima che potessi riavermi del tutto.
Io non mi guardo.

Non  guardo più il mio corpo allo specchio, vestito o spogliato che sia, da davvero molto tempo.
Non mi guardo ma lo sento, ogni giorno più sformato, enorme. Ancora.

Ed è per questo che non mi guardo, perché so cosa troverei,
perché sento l'inutilità del mio grasso che mi avvolge.

Fa schifo, si. Fa schifo davvero.

E tutto questo perché ho deciso nuovamente di provare  a stare bene,
a smetterla di digiunare,
a smetterla di vomitare.

E questo perché, ancora una volta,
ho confuso la fame con l'eccesso,
la salute con la bulimia,
la vita sana con la malattia.

Puoi scappare ma non puoi nasconderti.
Corro in cerchio,
giro sempre più freneticamente intorno ai miei problemi
ma non riesco mai scappare via.

C'è una forza magnetica che mi risucchia alla malattia
con effetto uguale e contrario
più cerco di allontanarmi più mi attira a sé.

Risultato?
Un corpo talmente doloroso da essere diventato per la mia mente invisibile, irrilevante, inesistente.

E ancora, ancora, ancora quest'irrefrenabile voglia di strapparmi via la carne dalle ossa a mani nude.

Ancora. 

----
Sono pensieri malati, lo so, e mi fanno paura,
ma sento un'infezione che mi rode dentro.
Vorrei non dover mangiare mai più,
vorrei smetterla con quest'inferno fatto di ossessioni,
abbuffate e vomito.

giovedì 2 dicembre 2010

Chiudo gli occhi

Cerco un equilibrio,
lo cerco davvero.
Sto sperimentando,
distuggendo,
cercando di creare.

Chiudo gli occhi e immagino la mia vita senza dolore,
senza depressione,
senza attacchi autodistruttivi,
senza disturbi alimentari.

Se chiudo gli occhi
riesco a sentire il profumo,
sa di buono,
di fresco,
di pulito.

Poi li apro
ed è come se mi si aprisse uno squarcio
all'altezza del petto.

Questi giorni digiunato,
sono svenuta,
mi sono abbuffata,
ho vomitato,
mi sono graffiata,
ho fatto finta che tutto questo non esistesse.

Ho cercato di crederci,
per qualche secondo ci sono addirittura riuscita.

Però, prima o poi, sono costretta a riaprire gli occhi
e ciò che vedo mi uccide dentro.


Nascosti dietro le palpebre chiuse,
quanto sono belli i sogni?
Sembrano farfalle fosforescenti,
possono brillare solo al buio.

martedì 23 novembre 2010

Torpore

Sono assente.

Dal blog, dalla vita,
da me stessa.

In questi giorni mi sento assente, altrove.
Un altrove non meglio definito, grigiastro.
Mi sento intorpidita,
come se  mi stessi preparando
ad un lungo letargo dell'anima
al quale faccio fatica e resistere.


Forse è anche questo maledetto cibo a rendermi così,
troppo o troppo poco non lo so,
non il giusto, questo è poco ma sicuro.

Oggi piccola crisi bulimica,
non me ne capitavano da un po',
mi brucia la gola e non solo quella .

Mi brucia questa staticità,
quest'incapacità di controllarmi,
questo stesso torpore,
che non è pace.

E la pace la vorrei,
una pace serena,
mobile,
di gioia.
Non questa quiete
che è tempesta.

C'è un gran temporale, qui.
Guardo i fulmini dalla finestra,
sento i vetri tremare ad ogni tuono.
Sono carica di elettricità,
le strade sono due:
condensarla o esploderla.







Vi abbraccio forte,
Aspera.

giovedì 11 novembre 2010

Brindo con un the.

5 minuti.
Bastano soli 5 minuti a far precipitare una situazione.

Ecco, 5 minuti fa ero in camera da pranzo, intenta a sorseggiare un the caldo accompagnato da 3 biscotti semplici.

Mangia, cerca di controllarti ma non privarti di nulla.
Ci ho provato.

Passa mio padre,
mi guarda,
ghigna:  "Mi sembri una gallina, mangi continuamente".

M'irrigidisco, incasso il colpo, cerco d'ignorarlo.

Si aggiunge mia madre:
"Perché fai colazione ora?".
- " Perché mi va, 3 biscotti non hanno mai ucciso nessuno".
"Però è vero che mangi sempre, a me va bene, figurati.
Ma se ingrassi di nuovo che succede?".
- " Non te ne sei mai interessata, perché cominciare ora?
Comunque mi avete fatto passare l'appetito, grazie".
" Bevi il the però, è acqua, quello puoi".                           (Sbaglio o è malcelata e cattiva soddisfazione quella che vedo in quegli occhi?).

Nessuna risposta,
mi sono alzata e me ne sono andata.
" Certo che sei proprio strana".
Grazie, ne sentivo la mancanza!

Stamattina altra scena simile.
Era in onda la trasmissione su Rai uno alla quale ho fatto riferimento qualche ora fa (nel piccolo box messaggi a lato dei post) e, non posso nasconderlo, mi ha agitata non poco.
I miei, da un altro televisore, seguivano lo stesso programma, e io tremavo in camera.
Sarei voluta correre in salotto, staccare la spina, buttare il televisore alla finestra.
Gli indizi erano troppi, l'ombra dei miei disturbi gigantesca.
Non volevo che capissero, non volevo che vedessero.

Beh, nessun pericolo.
Sospiro di sollievo, si.

Pochi minuti più tardi a pranzo mia madre esordisce:
"Ecco perché la tua amica mangia tanto!                                                        
Poverella è bulimica, non è colpa sua se mangia tanto e se si è ridotta così".

Poverella, già.

Onore e gloria al pietismo,
lunga vita alla cecità.

In alto i calici,
brindiamo a questa nausea galoppante.
Con del buon the, però.

Mi viene da vomitare.

domenica 7 novembre 2010

Buco nero.

Care ragazze,
se ancora una volta avrete la pazienza di stare a sentire i miei ammorbanti discorsi,
vi racconterò come sono andati questi giorni.

Col cibo non va bene,
affatto.
Mangio in continuazione,
poi digiuno,
poi ancora mangio.

Alla bilancia non voglio avvicinarmi,
conosco il responso senza bisogno di avvilenti verifiche.

Mi sento in una situazione di totale di non equilibrio.
Gli occhi lucidi sono una costante, ormai.

"Perché?", mi chiedono.
Non lo so.
"Perché?", mi chiedo.
Lo so ancora meno.

C'è qualcosa che non va dentro di me,
ho un buco nero al centro del petto che mi succhia tutta
l'energia vitale, l'allegria.

E' come se ci fosse un mostro nascosto nel buio che ruba i miei sogni, la mia fantasia, senza che io riesca mai a vederlo in faccia.

Perché non riesco ad essere felice?
Me lo chiedo sempre,
non mi rispondo mai.

venerdì 29 ottobre 2010

Path-(Etic) Mood



Il mio è un mood in malinconico andante.


Path-( Etic) Mood.


Suona come un vecchio blues nostalgico,
intervallato illogicamente da suoni elettronici,
sintetici.
Dissonanti.

Binge.                                                                                                                           Inutilmente
Si, Binge.                                                                                                             Stupidamente
Di nuovo.                                                                                                                         Codardamente


Già.



Sono le parole a nascondersi
o sono io che non riesco a scovarle?


Famefamefame.

Ma di cosa?
Di vita, forse?
Allora perché inseguire la morte dell'anima?

Vedo una ragazza che piange, suona, dorme.
Ride, scherza, canta.

Mangia,
mangia sempre.
Si ficca due dita in gola ma non riesce a vomitare.
Allora piange,
piange tanto chiusa in bagno,
ma nessuno la sente
perché lo fa sottovoce.

Ma non sono io, non posso essere io.
Lei è lontana,
non sento dolore mentre si graffia il viso.

Di nuovo.
Già, di nuovo.

E questo corpo che si gonfia,
si sgonfia.
Ogni giorno di più si sforma,
si decompone,
se ribella.

Cosa ne vuol sapere lui del dolore?

mercoledì 6 ottobre 2010

Nausea autoindotta.

Hofattoundisastrohofattoundisastrohofattoundisastro.

Fottutissima bulimia.
Fanculo a me.

Lo so che domani è un altro giorno
ma non vedo perché dovrebbe essere diverso da oggi.

So solo che vorrei strapparmi con violenza questa maledetta carne di dosso.
Con le mani, con le unghie, con tutto questo dolore dilaniarla.
Non conosco nulla di più spontaneo dell'autodistruzione. 

E' un impulso irrefrenabile.

Mi sento sporca.
Mi sento infetta.
Sono nauseata da me stessa.

sabato 18 settembre 2010

Cadere è più facile che respirare.

L'ho fatto di nuovo.

Un mese e mezzo dopo, l'ho fatto di nuovo.
Un mese e mezzo che è una vita.
Un mese e mezzo che è un istante.
La strada per due dita che cercano la gola è sempre spianata,
il bruciore è sempre lo stesso.
I buoni propositi, mentre muoiono, sono come fuoco.



Cadere è più facile che respirare.

sabato 31 luglio 2010

Eleonora Duse

Suona un allarme giù in strada.

E' lontano ma lo percepisco, freddo e tagliente, come se fosse una pistola puntata dritta dritta in direzione del mio cervello.

Prima o poi smetterà.

Provo a trovare una giustificazione al mio stare,
di sabato sera,
chiusa in stanza al buio,
sul letto
a scrivere mollemente al PC.

Oggi sono stanca.

Il caldo asfissiante,
complice della mia
pressione praticamene sotto i piedi ( si può avere la massima a 52?)
mi ha reso la fortunata vincitrice di uno svenimento a dir poco teatrale,
al cospetto di tutto il parentado festante.
Caduta con stile,
non c'è che dire.
Discreta.
Degna diva del cinema muto.
Rea confessa della mia inquantificabile devozione per Eleonora Duse.

Mia madre, neanche a dirlo, è andata in fibrillazione.
- " Tutta colpa tua e della tua dieta assurda, non mangi nulla!"
Ma se solo ieri ho fatto fuori metà del contenuto della dispensa....
Pessima.
Io, lei, IO... bleah.

Oggi pomeriggio, chiusa in bagno, ho dato sfogo alle mie più sfolgoranti manie autodistruttive.
Cosa mi ostini a cercare di distruggere con tanta, appassionata dedizione è e resterà un mistero.

Vi lascio, non prima di avervi strette in un forte, forte abbraccio.

mercoledì 21 luglio 2010

La persona che mi fissa dall'altra parte dello specchio ha occhi cattivi.

Vorrei davvero riuscire a vedere anche se lontana la fine di tutto questo.
Basterebbe un bagliore, sarebbe il mio TUTTO.
Vedo solo buio che si fa più denso ogni passo che avanzo.
E' un momento, tutti ne abbiamo. Sì.
Spero solo che questo momento che mi pare eterno decida un giorno o l'altro di lasciare spazio a un po' di luce. Scusate se non sono incoraggiante, se sono monotona, ripetitiva e pesante.
Ho una cappa, sul cuore, sui polmoni, sullo stomaco e non va via e... inizio a non respirare.
La persona che mi fissa dall'altra parte dello specchio ha occhi cattivi.
La persona che mi fissa dall'altra parte dello specchio ha occhi pieni di dolore.
La persona che mi fissa dall'altra parte dello specchio non mi ama e io non amo lei.
Da questa parte dello specchio ci sono i resti di una ragazza svuotata, dall'altra parte dello specchio il mostro che l'ha smembrata.
Ennesimo dolore.
I ricordi sono il più potente dei veleni.
Ennesima abbuffata.
Due dita in gola sono l'unica medicina.

mercoledì 30 giugno 2010

Bollata

Ho i nervi a fior di pelle...

sento il fiato sul collo da parte dei miei,
all'improvviso convinti che io sia dimagrita troppo.

Detesto serntirmi controllata,
sono una persona fin troppo indipendente e testarda per sopportare che mi si facciano i conti in tasca.

Andiamo con ordine

Ieri pomeriggio sono andata a camminare, due ore senza meta.
Il sole negli occhi, le cuffie nelle orecchie, la mente leggera.
Amo camminare, andare, non fermarmi.
A passo spedito ma senza fretta godere ogni attimo,
assorbire il sole,
prenderne l'energia.

Alle 20 e 30 sono rincasata.
Doccia fredda.

Mangio, cerco di contenere.
Nonostante ciò
con tono sprezzante arriva
un simpatico commento:

"Un altro po' sei anoressica".

Mio padre l'ha detto così,
con ironia, con disprezzo.
Parole gettate a caso,
senza cura,
senza convinzione,
ma che mi hanno fatto gelare il sangue.

Non ha la benchè minima idea di ciò che io sia o non sia.
Non immagina neanche chi io sia o non sia.
Come potrebbe dato che non mi conosco io stessa?
Tutti sanno tutto.
Bollata.
Un'etichetta è sufficiente.
Marchio che vuol dire scarto, 
avanzo,
pezzo difettoso da rimandare al mittente.

Pochi complimenti, arrivederci e grazie. 

Parlare.
Sputare sentenze e veleno
costa poco, è facile
ed indolore.
Almeno per loro.

E' da  ieri sera che va avanti così.
Sono stanca.

martedì 29 giugno 2010

Come se ti volessi punire per qualcosa.

Non abbassare la guardia, mai.

Ero in bagno .
Mi sono fatta altri segni sul viso.
Poi ho inziato a vomitare, oggi non mi riesco a contenere.
Ho sentito un rumore e d'istinto ho tirato lo scarico.
Giusto in tempo.
Apro la porta e trovo mia madre.
Mi fissa un attimo, nota i segni.
"Perché lo fai?"
"..."
"Eppure stavano guarendo...
E' come se ti volessi punire per qualcosa...".
Come se.. già...


Muta, scappo.
E' la cosa che mi riesce meglio.

giovedì 24 giugno 2010

La ragazza senza seno.

Non sto perdendo peso, se mai ne sto acquistando.
Oscillo.

100, 200 grammi...300...

Sempre più informe,
gambe enormi,
stomaco gonfio.


Mi guardo allo specchio.
Non vorrei essere io, no.

Prima guardavo un documentario
su ragazze che non accettano il proprio corpo.

Una ragazza bellissima,
magra e splendida,
stava male per la sua assenza di seno.

Ai miei occhi era semplicemente perfetta.

Lei piangeva
e dall'altra parte dello schermo piangevo anche io.

Il suo corpo era semplicemente bellissimo,
molto più di quanto io osi sperare.

Non siamo mai felici per ciò che abbiamo.
Mai.

Poi mia madre mi ha chiamato a pranzo,
piazzandomi sotto il naso un
piatto di pasta
enorme
che mi ha costretto a mangiare.

Ho nascosto parte del cibo,

poco rispetto a quello che avrei voluto.
Non voglio immaginare se mi avessero visto...

Unica cosa importante in questa casa è mangiare:
se mangi stai bene.


Il cibo è salute?
A me veniva da vomitare
Che infinita idiozia.

lunedì 21 giugno 2010

10 chili in 10 minuti

Un pacco di biscotti.
Intero.
10 minuti ed è andato via.
Non sono riuscita a fermarmi.
Il cervello diceva di smettere,
la bocca voleva solo mangiare.
Fottuti biscotti,
Fanculo a me!

Perché invece che andare avanti
non faccio altro che tornare indietro?
Perché faccio solo danni?
Perché mi ostino a darmi sempre la zappa sui piedi?
Mi sento uno schifo.
Sono uno schifo.
Vado a cercare di rimediare
al mio ennesimo disastro.
Ci metterò un bel po'.

Mi odio.

domenica 20 giugno 2010

La libertà si paga in chili.

La libertà si paga in chili.
Una serata senza pensieri
costa davvero cara.

Sono venuti a passare la serata a casa mia,
serata tra amici.

Sono restati tutta la notte
a parlare,
a scherzare,
a farmi dimenticare,
per un momento,
chi sono davvero.

Per un secondo,
a quelle risate,
ci ho creduto anche io.

La mattina dopo accenni a discorsi non proprio allegri,
fuggo lo sguardo,
non voglio che sappiano.

Brutto momento ogni qual volta che iniziavano a mangiare qualche schifezza.
Brutto momento tutte volte che non riuscivo a defilarmi velocemente e,
pressata da sei occhi addosso,
ero costretta a ingoiare qualcosa.
Almeno le bibite,
coca-cola e schifezze simili,
sono riuscita ad evitarle.
"Non bevo coca da quasi un anno"
"... Perché?".
"...".

Il giorno dopo ognuno a casa sua,
ognuno con la sua vita.

Tornata al mio posto
non ci sono risate a riempirmi le orecchie.
Non ci sono persone a colmare il vuoto.
Cenerentola torna dal ballo,
ma com'è ovvio
nessuno verrà a cercarla armato di scarpetta.


Solo questo maledetto corpo,
questa maledetta bilancia che,
onnipresente,
non fa altro che
ricordarmi la verità.


E' solo che ieri sera,
complice forse l'alcol,
forse solo la mia stupidità,
tutto sembrava semplice. 

Era da prevenire.
Non mi restava che accettarne le conseguenze.

E' tempo di rimediare.
Tanto per cominciare, oggi lassativi.
So bene che non servono, che fanno male.
Ma sono gonfia
e non ne posso più di essere una mongolfiera.
Il resto non conta, non oggi.


Infondo lo so bene,
tutto ha un prezzo e
la libertà si paga
in chili.

lunedì 14 giugno 2010

Cemento

Avevo scritto un intervento allegro, stupido, in un momento d'euforia.
Allegria passata, tutto cancellato.

Se deprimente non mi si può subire, allegra sono ancora peggio, fidatevi.

Sono ancora in attesa di quella notizia ma sono stanca,
sfiduciata, demotivata.
Insomma, tutto normale.

Non commento neanche la mia condotta alimentare,
disastrosa, orrenda e patetica
sono eufemismi.

Questi sbalzi d'umore non mi fanno bene
e mi rendo conto che starmi dietro
è impossibile.
Fossi un altro,
mi abbandonerei senza pensarci due volte.

Purtroppo devo rimanere in mia triste compagnia,
brutta storia.

La parte di me, quella bella (se c'è)
è costretta a marcire qui giù
insieme a questo cumulo di grasso,
paranoie e complessi.

Già... brutta storia,
brutta storia davvero...







Sono come il cemento.
Ruvida,
fredda,
pesante.

Sgradevole al tatto e alla vista.

Peccato che del cemento non abbia preso la forza ma,
si sa,
a me piacciono solo i difetti.

C'è chi nasce fiore e chi nasce cemento,
io sono fatta solo per soffocare il colore.

Cemento sul cuore,
cemento nello stomaco,
cemento nel cuore.

Inutile sognare,
il cemento non può volare.

domenica 13 giugno 2010

Frigo-Bagno-Frigo: Coast to Coast

Oggi ho fatto davvero un disastro.
La mattinata è trascorsa relativamente tranquilla, ma dal pranzo è cominciato l'inferno.
Io non resisto mai.
Mangio tanto, per completare il quadro aggiungo un cremino.
Ovviamente mezz'ora dopo in corpo mi è rimasta (spero molto) meno della metà di tutto quello che ho mangiato.
Poteva bastare, no?
No.
Un'ora dopo fame, tanta fame.
Insopportabile, di nuovo.
Argino la cosa con un po' di frutta, non basta.
Se disastro deve essere, allora, che disastro sia:
un budino e un pacco di gallette di riso.
Intero.
Mezzo litro d'acqua e bon.
Questa volta però non ha funzionato così bene.
Risultato: ho in corpo molto più cibo del dovuto,
mi sento sporca.
Pancia e testa ai limiti dell'implosione.
Lo stomaco è in fiamme,
sono giorni che ho dolori.
Ora fitte, ora bruciore.
Con questo trattamento, poverino,
ha tutte le ragioni di protestare.
Non mi ferma neanche questo,
non so davvero che fare.

lunedì 7 giugno 2010

Il mostro.

Abbuffata colossale:

  • Due arancini di riso
  • Té in bottiglia (quindi pieno di zuccheri)
  • Un cornetto algida
  • Una fetta di pan bauletto ai cereali
  • Non so quanti biscotti alla crusca
Tutto questo strafogato, non mangiato.
Fagocitato in un secondo.
In cinque minuti ho bevuto mezzo litro d'acqua.
Mentre scrivo a nausea cresce.
Ora altri cinque di pausa, altro mezzo litro 
e vediamo di chiudere quest'orribile faccenda.

Inoltre non la smetto di deturparmi con segni rossi,
sono un mostro pieno di cicatrici
tutte sul viso.
Croste, segni, sangue.
Poi cerco di coprire tutto col correttore.
Mi vergogno.
Non la smetterò mai.
Mi detesto troppo per farlo.
Sono un mostro, dentro e fuori.
Mi odio,
i miei per questo mi odiano(giustamente è l'unica cosa che capiscono).
Tutti gli altri, invece, non vedono neanche questo.
Non capiscono neanche questo.
Nessuno lo ha mai capito.
E quando dico nessuno lo intendo in senso assoluto, tutti troppo occupati.
Una brutta acne, certo.

(Nota a margine: 
Ragazzi/e, è mai capitato a qualcuno/a di comportarsi così? 
Nel caso per favore contattatemi privatamente.
Grazie).

Cinque minuti fa mia madre mi ha scoperto in bagno a graffiarmi (menomale che non mi ha visto mezz'ora prima a vomitare) e ha iniziato a urlare
                        " Tu sei matta!" 
" Tu sei matta!" 
                " Tu sei matta!" 

"Si povera madre, sono matta, hai una figlia matta, povera!".
Silenzio. 
Mi sento davvero uno schifo.